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ECM Provider n.3897 ID n.238951 n.7 crediti formativi
 
“VBAC o non VBAC: novità, criticità, esperienze a confronto”

Responsabili Scientifici:
Dott. Carlo Piscicelli
Responsabile U.O.C. Ginecologia ed Ostetricia
Ospedale Generale “Cristo Re” – Roma
Prof. Giuseppe Rizzo
Direttore Unità Operativa di Medicina Materno Fetale
Ospedale Generale “Cristo Re Roma”

23 novembre 2018
Aula Magna “Giovanni Paolo II” – Via delle Calasanziane, 25 – Roma

 

Destinatari: Medici Chirurghi nelle Discipline: Ginecologia e Ostetricia, Anestesia e Rianimazione; Ostetrica/o.
Razionale
L’incremento osservato in tutto il mondo del numero di tagli cesarei determina un crescente numero di donne che affronta una gravidanza con una pregressa cicatrice uterina.
L’elevato tasso di successo del parto vaginale dopo taglio cesareo (VBAC – Vaginal Birth After Cesarean) descritto in letteratura (75%) ha incoraggiato Medici ed Ostetriche a sostenere le donne che tentano di effettuare un travaglio dopo un precedente taglio cesareo (TOLAC – Trial of Labor After Cesarean).
Vi sono potenziali rischi e benefici sia per il TOLAC che per il taglio cesareo ripetuto (ERCS – Elective Repeat Cesarean Section). Pertanto entrambe le scelte devono essere valutate sulla base di fattori di rischio individuali.
Attualmente le principali linee guida indicano il TOLAC una scelta relativamente sicura per la maggior parte di queste donne. Rispetto ad un ERCS un TOLAC che esita con successo in un VBAC è associato a più basso rischio materno: minore frequenza di complicanze maggiori, periodo di recupero più breve ed elevata soddisfazione materna.
Tuttavia se un TOLAC si converte in un taglio cesareo eseguito in urgenza, si associa ad un più alto rischio di complicanze maggiori quali isterectomia, lesioni operative ed una relativamente minore soddisfazione materna.
Nella gestione del travaglio di parto la problematica principale è rappresentata dalla rottura dell’utero. Quando si verifica questa complicanza l’esito può essere grave sia per la madre che per il neonato. Una tale complicanza può verificarsi in qualsiasi parto ma, nelle donne con una storia di pregresso taglio cesareo, è 20 volte più frequente e la sua incidenza non è diminuita negli ultimi decenni.
La valutazione del rischio di rottura d’utero intrapartum ha concentrato l’attenzione su alcuni aspetti quali l’andamento della curva cervicometrica, il potenziamento del travaglio con l’ossitocina e l’uso della sorveglianza cardiotocografica.
Rimangono fonte di incertezza e dibattito l’induzione del travaglio e l’uso di partoanalgesia nelle donne precesarizzate.
Il Convegno, rivolto sia ai Medici Specialisti sia alle Ostetriche/ci vuole essere un momento di confronto in cui esaminare ed approfondire le tematiche sopracitate e concordare una gestione comune del percorso assistenziale.
 
 
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