• IFCA
  • by Cristina Novellino
  • 20/10/2019
    Provider n.1429 Rif. evento n.276635 Crediti ECM: 17,8
     
      L’aspetto comunicativo-relazionale nella gestione del percorso di cura
     
    Responsabile Scientifico:
    Dott. Fabrizio Gemmi
    Medico Specialista in Igiene e Medicina Preventiva Coordinatore Osservatorio per la Qualità e Equità Agenzia Regionale di Sanità – Regione Toscana

    6/13/20/30 novembre 2019
    Sala Riunioni – Casa di Cura “Ulivella e Glicini”
    Via del Pergolino, 4/6 – Firenze

     

    Destinatari: Medici (tutte le discipline), Infermieri, Fisioterapisti e Logopedisti.
    Numero max partecipanti per edizione: 30
    Partecipazione Gratuita

    Segreteria Organizzativa:
    Dr.ssa Emilia Villari, tel. 055/4296158 – fax 055/5038601 – 055/4296244
    e-mail: e.villari@giomi.com

     
    Obiettivo Nazionale
    Aspetti relazionali ed umanizzazione delle cure (12)
     
     
    Finalità
    Realizzazione di un progetto pilota per l’applicazione di un metodo di lavoro che, facendo leva sulle identità professionali, consenta di organizzare i processi in un’ottica d’innovazione basata su consapevolezza, valorizzazione e integrazione delle competenze presenti nella relazione con il paziente
     
    Razionale
    La medicina si inserisce oggi in un panorama sempre più complesso e in continuo cambiamento. Le innovazioni, le opportunità e le tecnologie applicate alle cure e all’assistenza, offerte dalle sempre più ampie e puntuali conoscenze scientifiche, hanno portato a un prolungamento della vita e a indiscutibili vantaggi per la salute.
    Questo progresso ha però generato una crescente medicalizzazione delle cure, con importanti implicazioni sulla salute e sul benessere delle persone, e uno spostamento dell’attenzione verso il trattamento biologico delle malattie a scapito degli aspetti che riguardano la persona, i suoi desideri e le sue priorità. La tecnologia ha sovvertito il modo di affrontare i problemi: il paziente è visto come un insieme di organi, di cellule e di parametri biologici e i medici sono diventati dei bravi meccanici biologici. Il cosiddetto approccio riduzionista ha insegnato a separare, analizzare, misurare, classificare e ad agire su singoli fattori, ma per comprendere la persona c’è bisogno di ascoltare, comprendere e mettere in relazione. In questo panorama il lavoro dei professionisti sanitari diventa molto spesso automatico e meccanizzato, caratterizzato da uno scarso coinvolgimento nella relazione con i pazienti, orientato alla risoluzione del singolo problema di salute, con la conseguente perdita di vista globale della persona che si ha davanti.
    Le opportunità fornite dalle innovazioni scientifiche in campo medico hanno quindi comportato anche una maggiore freddezza nell’approccio al paziente e un maggiore distacco. La cura orientata dalla tecnologia e la maggiore distanza nel rapporto di cura hanno alimentato l’insoddisfazione nei pazienti riguardo alla propria presa in carico e alla relazione di cura, insoddisfazione che ha aumentato il numero di reclami e denunce e portato ad ingigantire le pratiche di medicina difensiva. Questo approccio meccanicistico ha inoltre comportato ritmi di lavoro serrati, con tempi predefiniti per lo svolgimento delle diverse mansioni, portando i professionisti a lavorare in maniera automatica e frenetica a scapito della qualità della relazione fra curante e paziente. Le ripercussioni si hanno anche sul lavoro in équipe: i professionisti sono portati a lavorare in autonomia e a collaborare poco fra loro, oltre a riconoscere scarsamente le competenze dei colleghi.
    Oggi è evidente che guardare alla cura e alla malattia solo da un punto di vista biologico fornisce una visione incompleta, poiché alcuni fenomeni non sono spiegabili esclusivamente in termini scientifici. È da questa consapevolezza che si risveglia una maggiore attenzione per il particolare, per la soggettività della persona, per l’esperienza di vita dei pazienti e per la relazione che si instaura fra curante e paziente. Occorre riscoprire la persona, la quale è qualcosa di diverso dalla somma delle reazioni chimiche che si producono nelle sue cellule. Il paziente deve essere ascoltato e aiutato a comprendere le cure più adatte alle sue esigenze, ai suoi valori, alle sue aspettative. È il lato umanistico della medicina (il mondo delle relazioni) che svolge un ruolo cruciale nella guarigione e agisce in modo indipendente dal principio attivo che viene somministrato.
    In questo panorama viene percepita sempre di più la necessità di individuare percorsi di cura alternativi a quelli intensivi, appropriati rispetto alla prognosi e più sensibili ad accogliere il punto di vista del paziente sul proprio benessere, valutati alla luce di una ipotesi di cura realistica che tenga conto sia degli aspetti medici, ivi comprese le possibili modifiche del quadro clinico e la disponibilità di nuovi mezzi di cura.
    L’obiettivo della formazione proposta è quello di rivedere le dinamiche relazionali di presa in cura del paziente in un’ottica rinnovata, che favorisca cioè la valorizzazione delle capacità comunicative e di ascolto, il riconoscimento del valore professionale, la consapevolezza del proprio lavoro e di quello degli altri, per arrivare alla personalizzazione del percorso di cura.
    Attraverso tecniche di facilitazione visualizzata, come il metaplan e la story board e tecniche di problem solving creativo, come il brainstorming e il diagramma di flusso, i discenti sono chiamati a prendere consapevolezza ed essere parte attiva nella definizione del processo di relazione interprofessionale e con il paziente. Il corso vede l’alternanza quindi di momenti di lezione frontale tradizionale in aula con lavori di gruppo, simulate, role-playing e attività pratico-operative in aula e on the job. L’attività verrà realizzata dai discenti in maniera autonoma attraverso l’osservazione reciproca dei professionisti coinvolti: ogni gruppo, costituito da team multiprofessionali e multidisciplinari, avrà il compito di osservare i colleghi durante la loro abituale pratica clinica, utilizzando la griglia di osservazione costruita ad hoc in aula. I risultati verranno poi riportati e discussi in aula in plenaria.
    L’attività descritta è finalizzata a migliorare le capacità di osservazione attiva, aumentare la consapevolezza del proprio e dell’altrui lavoro ed identificare aree di miglioramento condivise mediante il confronto tra colleghi anche come stimolo per un lavoro di squadra.
     
     
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